Un Albero foriero di speranza. Il post-lockdown di Pietro Silvestro

In questi mesi di lockdown non è stato facile per nessun Artista proseguire il lavoro con serenità, al netto anche di eventuali problemi logistici. Pietro Silvestro recentemente ha riaperto lo studio-laboratorio a Lissone riprendendo a pieno ritmo la sperimentazione di opere, corroborate da riflessioni maturate durante il forzato isolamento. Si amplia così, con una nuova stagione artistica, la serie dell’Albero, che presto troverà dimora itinerante in una mostra nella Valle del Lambro, nella esposizione collettiva programmata alla Pinacoteca del Palazzo beneventano di Lentini, e soprattutto come contributo di arte partecipata dedicata al lockdown per “Retiro … ciò che allontana avvicina” che s’inaugurerà il 29 agosto a Varese.

Se riconsideriamo il tema dell’Albero nella sua evoluzione, dalla nascita due anni fa al lockdown 2020, è straordinario quanto la sensibilità dell’Artista avesse anticipato di fatto la distorsione comportamentale e la deriva di solitudine a cui l’umanità stava andando incontro. La gioia, la favola, la festosità espressa nella prima serie dell’Albero, si era convertita in disagio, sensazione di pericolo e costrizione: la riflessione artistica aveva lasciato spazio ad una cupezza introspettiva incentrata sulla distanza emotiva e relazionale tra esseri umani.

Quasi una premonizione di ciò che sarebbe poi realmente accaduto:  come non pensare al CoViD, ricaduta dei nostri dissennati comportamenti poco rispettosi della collettività e dell’ambiente, che ci ha sbattuto in faccia un improvviso isolamento e distanziamento? Prima di tutto questo, l’Albero di Silvestro già raccontava la desolazione, l’inconciliabilità, le identità sofferenti perché spaiate, impossibilitate a un contatto vero, in lotta contro una pulsione devastante che ci condanna alla singolarità. In quella seconda fase della serie Albero, quando l’incomunicabilità contaminava persino il gesto artistico, l’immagine talvolta si era accompagnata a parole, lemmi introdotti direttamente nel dipinto intensificandone il significato. La presenza di una Casa aveva poi iniziato a segnare una svolta nel percorso artistico: lo spazio vitale di ciascuno di noi accolto in una dimora, come possibile risposta al bisogno di protezione dell’Uomo.

Nei lunghi mesi di silenzio e isolamento dovuti al lockdown, l’artista ha maturato una ulteriore dimensione narrativa. Silvestro riparte dalla possibilità, dal progetto, dall’apertura, che tuttora esiste. L’Albero ritorna a suggestionarci con le sue radici che affondano nel terreno e permettono ai rami di distendersi alla ricerca di una verticalità, di un cielo, di un oltre. E’ una visione di speranza, di luce che si offre naturalmente all’Uomo che sente il bisogno di guardare avanti. E l’Artista-poeta ci racconta proprio questa possibilità, con spirito nuovo, facendo appello a immagini e parole armoniosamente confluenti in un messaggio forte e convincente.

Carla Tocchetti

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